Contenuto Principale

Incontro con il PM dott. Pietro MONTRONE PDF E-mail
Scritto da Emiliano Grisostolo   
Lunedì 22 Dicembre 2008 19:05

Intervista al dott Pietro MONTRONE
di Emiliano Grisostolo

Il “personaggio” presentato in questa pagina è davvero speciale. Ho avuto l’onore di poterlo avere al mio fianco nel novembre del 2006 durante la presentazione del mio romanzo “Il grande burattinaio”, come figura professionale la quale poteva discutere dei problemi trattati in esso, dal punto di vista giuridico. Il suo lavoro lo ha portato ad essere presente nel web e nei giornali, lo ha reso – nonostante la sua riservatezza – una delle persone più in vista nel suo settore. Un lavoro quello del dottor Pietro Montrone, PM della Dda di Trieste, molto importante, un compito il suo che lo porta spesso a correre sul filo del rasoio per ovvi motivi di tempo delle indagini, burocrazia spesso resa molto complicata, molti dettagli da vagliare e valutare con estrema attenzione. Un compito quello di uno dei più conosciuti Pubblici Ministeri del nord est Italia davvero speciale e importante, dove solo la professionalità accumulata negli anni può aiutare nei momenti più duri e difficili di un provvedimento.

Per chi ancora non lo conoscesse, possiamo dire che il gentilissimo sostituto procuratore della Repubblica di Trieste dottor Pietro Montrone è stato per molti anni uno dei diretti responsabili del caso Unabomber, e ha svolto tra le altre alcune importanti indagini su trafficanti di neonati che hanno coinvolto non solo le città più importanti del nord Italia, ma anche il Friuli.

Benvenuto dottor Montrone, per chi ancora non ha avuto modo di conoscerla nei vari articoli apparsi in questi anni, ci racconti gentilmente quale è stato il percorso formativo che ha seguito e che l’ ha condotta ad essere uno dei PM più in luce del nord est. Quali sono i compiti da lei svolti come sostituto procuratore della Repubblica di Trieste?
Dopo aver superato il concorso in Magistratura, nel 1987 ed aver compiuto il tirocinio qui a Trieste, nell'89 ho ricoperto l'incarico di Pretore Penale a Castrovillari (CS); quindi, dal '91 al 96, ho svolto le funzioni di Sostituto Procuratore della Rep. presso la Pretura Circondariale di Venezia, per trasferirmi a Pordenone, quale Sostituto Procuratore presso quel Tribunale, dove sono rimasto fino alla fine del 2002, stabilendomi successivamente a Trieste, presso la Procura Distrettuale. Nel mio "peregrinare", mi sono occupato di quasi tutti i tipi di reati -peraltro vivendo le fin troppe riforme, che si sono susseguite in modo non sempre organico ed efficace, nel settore penale- a Venezia, impegandomi soprattutto in materia ambientale ed antinfortunistica; a Pordenone, in quella dei delitti economici e le bancarotte; quindi a Trieste, entrando nella D.D.A. e nel gruppo dei reati contro la Migrazione Illegale, occupandomi in special modo di traffico di sostanze stupefacenti e di immigrazione clandestina.

Sono certo che molti lettori hanno avuto modo di leggere gli articoli specifici e ascoltare alcuni servizi ai tg, ma per tutti coloro che non ne hanno sentito parlare, ci può raccontare nello specifico del caso dei trafficanti di neonati, che dalla Bulgaria passava per Milano e Melzo, allargandosi in qualche misura sino al Friuli.
Si tratta di un indagine iniziata nel 2004 con la Squadra Mobile della Questura di Pordenone che, ha permesso di fare luce su di una organizzazione transanazionale dedita alla vendita di neonati bulgari. Il sodalizio criminale era composto in massima parte di zingari di etnia rom, dimoranti in Bulgaria, che avevano il compito di reclutare in quello Stato delle donne nomadi -o, comunque, in condizioni socioeconomiche estremamente disagiate- in stato di gravidanza, convincendole a trasferirsi in Italia per il parto e a rinunciare al riconoscimento del proprio neonato. In Italia, vi era un gruppo di "intermediari" -sempre riconducibili all'etnia citata, anche se ormai stanziali nel nostro Paese- con il compito di "aggangiare" coppie interessate all'acquisto del nascituro (per un prezzo oscillante tra i 5.000 e i 15.000 euro; i maschi costavano di più....) ed di ricoverare le donne gravide in una struttura ospedaliera pubblica della Lombardia. Le donne venivano quindi accompagnate in Italia da emissari dell'associazione criminale e fatte partorire in ospedale; alla nascita, il falso padre "acquirente", d'intesa con la madre naturale, dichiarava all'ufficiale di stato civile competetente di essere il genitore naturale del bimbo e il "gioco" era fatto. Dunque, non un turpe mercato finalizzato a sfruttamenti sessuali o ad altro tipo di immorale mercimonio, ma, comunque, un illecito "supermarket" di neonati a scopo di irregolari adozioni. Grazie alle intercettazioni telefoniche -per inciso, prezioso ed irrinunciabile strumento investigativo, che oggi si vorrebbe, da parte del Governo in carica, assolutamente "depotenziare", con conseguente netto indebolimento del potere indagatorio dei PP.MM.- si individuavano ben 8 componenti del sodalizio e si ricostruivano almeno 3 compravendite certe di neonati, una della quali -riguardante un abitante del pordenonese- veniva bloccata grazie agli arresti, eseguiti su richiesta della DDA di Trieste. Il procedimento è successivamente stato trasferito a Milano, per competenza territoriale, dove sono state emesse severe sentenze di condanna per tutti gli imputati, da noi originariamente identificati.

Nel 2005 il Piccolo, storico giornale di Trieste, riportava un articolo che ho ritrovato sul web, in cui si parlava di creme prodotte con la placenta di giovani donne che avevano appena partorito, da parte di alcune figure professionali del settore. Ci può raccontare qualcosa di più su questo caso. Com’è finita l’ intera vicenda? Ci sono ancora strascichi giudiziari pendenti? Le ricerche sono invece in continuo movimento? Avete scoperto analogie, collegamenti, con una possibile tratta di organi di cui si parla spesso intendendo l’ argomento una “leggenda metropolitana”?
L'indagine in questione ha riguardato un illecito commercio di prodotti omeopatici, a base di placenta umana, che veniva fornita da alcune puerpere triestine alla loro ostetrica, la quale, col concorso di due farmacisti di questa città, provvede ad inviare il materiale placentale e l'ordinativo ad una ditta farmaceutica tedesca, che realizzava dei granuli da assumere per migliorare (a detta degli indagati), la produzione di latte delle neo-mamme. Il profilo di rilevanza penale del caso in esame, quindi, è risultato affatto estraneo all'enormemente più grave materia della cd. "tratta di organi", poichè, nella fattispecie, si è accertata la sola violazione di disposizioni ministeriali che vietano, per ragioni di sicurezza sanitaria (pericoli di possibili trasmissioni di malattie genetiche ed altro), la commercializzazione e l'utilizzo di prodotti a base di placenta umana. Quanto all'esito del procedimento, il provvedimento clemenziale di Mastella ha "indultato" ostetrica e farmacisti, nel frattempo condannati.

Qual’è eventualmente il suo punto di vista in questa direzione. Crede che questa leggenda abbia un fondo di verità com’è usanza essere presente in tutte le leggende, oppure è solo e semplicemente una storia fantastica? Qual’è a suo avviso la situazione attuale italiana?
Mi lasci dire una cosa. Sul web ho avuto modo di trovare molti articoli riguardanti questo triste argomento. Alcuni appaiono così lontani da una possibile verità, da sembrare sostanzialmente delle storie, dei racconti. Ma leggendoli meglio, mi sono accorto che ve ne sono a centinaia, e in un modo o nell’altro tutti riportano il problema alla luce in diversi paesi del mondo. Dalla Nigeria, dove ospedali vengono trasformati in fabbriche in cui far partorire giovani donne a cui rubare il neonato per venderlo, o per avviarlo all’ esecuzione di esperimenti. Passando per l’Ucraina dove da questi ospedali escono solo bambini a pezzi, in quanto i loro organi vengono incrociaci con le domande e se ritenuti compatibili, espiantati e venduti. Giungendo in Cina dove centinaia e centinaia di bambini vengono venduti per essere avviati alla prostituzione, venduti a coppie internazionali, avviati ai lavori forzati. Per finire in Europa dove solo pochi giorni fa un bambino veniva venduto su internet da una coppia che non poteva mantenerlo. E forse questo è il caso meno eclatante fra tutti quelli in elenco e moltissimi altri che non ho riportato. Ovviamente, se il riferimento è a ciò che avviene nel Mondo intero -o meglio, ciò di cui veniamo a sapere, per mezzo dei più disparati mezzi informativi- direiche spesso, se non quasi sempre, la cruda realtà supera la fantasia e, quindi, sarei chiaramente propenso a rispondere positivamente in ordine al concreto verificarsi dei delitti più turpi ai danni di minori. Se però mi si chiede -come penso- una valutazione con specifico riferimento alla realtà italiana e a quella -che chiaramente conosco meglio- regionale, allora le dico che certamente ci sono state e ci sono tuttora indagini avviate in base a ipotesi investigative che, partendo ad esempio da concreti episodi di denunce di scomparsa di minori -soprattutto immigrati extracomunitari- non escludono un possibile "scopo finale" di commercio d'organi. Tuttavia, certezze processuali su questo, finora non si sono avute.

Se mi permette vorrei toccare forse un altro tasto dolente, uno di quegli argomenti che forse preferirebbe non avvicinare al momento, quindi ci racconti pure quello che può. Il caso Una bomber, che per molti è qualcosa di astratto, di talmente vicino al Friuli, così dentro al nostro territorio, da apparire lontano allo stesso tempo. Mi spiego. Come in tutti i casi di violenza che accadono dietro l’angolo di casa, in questo caso specifico volto alla mutilazione e non all’uccisione della vittima casuale, non riteniamo il caso così importante da averne realmente paura, pensando che in un modo o nell’altro il dramma accadrà ad altri e mai a noi. I tg ne hanno parlato a livello nazionale, gli anni sono trascorsi, forse in parte gli articoli o i servizi hanno in parte manipolato la realtà dei fatti, influenzando o rendendo ancora più difficile il suo compito e quello dei suoi colleghi. Qual è ora la sua posizione in merito, il suo compito? La posizione di eventuali indiziati? L’ idea che si è fatto di tutta questa storia non ancora conclusasi, che purtroppo non è un romanzo.
Non mi occupo più del cd. caso "unabomber" -per motivi strettamente personali- dal gennaio di quest'anno. Trattandosi peraltro di un procedimento penale tuttora aperto -ed anzi,che ha generato un altro procedimento altrettando complesso e delicato a Venezia, attualmente pendente, a carico di un ispettore di polizia e noto consulente dell'accusa nel procedimento contro Elvo ZORNITTA, accusato di aver alterato un importante reperto, per "incastrare" il predetto ZORNITTA)- non posso esprimere opinioni a riguardo; se non dolermi del fatto che la serietà e bontà dell'investigazione -che, pur tra mille difficoltà e traversie, stava faticosamente dando delle risposte promettenti- sia stata colpita duramente da un così grave e irrimediabile inquinamento probatorio.

Gentile dottor Montrone, la ringrazio per avermi nuovamente concesso la sua indispensabile collaborazione. Sono sicuro che questo incontro riscuoterà parecchi consensi e spero che molti nostri lettori possano in qualche modo imparare qualche cosa di più del vostro lavoro di Magistrati.
Ringrazio lei per avermi, per un po', distolto dai miei fascicoli quotidiani e, sperando che le miei risposte le siano di una qualche utilità, cordialmente, la saluto.

Incontro con il PM dott. Pietro MONTRONE
 



Ricerca / Colonna destra



La mappa dei tifosi friulani

Flash

Inviaci i tuoi comunicati

Tutti gli utenti registrati potranno inviare comunicati stampa; ciò rende Friulweb un giornale on-line dove è possibile trovare anche informazioni non presenti nelle pubblicazioni tradizionali.

Riprese aeree


Hai bisogno di riprese aeree in alta definizione?
Inviaci una mail, ti contatteremo al più presto

Motore di ricerca FVG


A partire da 19,50 € + IVA al mese per una connessione a 10 mbps in download con minimo garantito.
Abiti in Friuli e non sei soddisfatto della tua chiavetta o della tua ADSL?