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Scritto da Gianluca Bertozzi   
Mercoledì 24 Febbraio 2010 15:21

Incanto e disincanto di un’utopia che si trasforma in triste risveglio mediante la repressione del pluralismo politico. E’ questa la trama della nuova serata In File che nell'agriturismo Ai Colonos di Villacaccia, venerdì 26 febbraio, alle ore 20.30, racconterà la vicenda tragica e appassionante di quegli operai monfalconesi che alla fine del secondo conflitto mondiale optarono per la Jugoslavia di Tito, lasciandosi dietro le macerie di un mondo spaventosamente prostrato: non solo quelle dei paesi devastati e bruciati, ma soprattutto quelle morali, accumulatesi in anni di orrori e di negazione della libertà. Fin dalla prima ascesa del Fascismo i cantieri di Monfalcone furono un centro di aggregazione e di resistenza antifascista. E’ da questa forza ideale, da tale radicata convinzione che nacque una migrazione di centinaia di lavoratori che assieme alle loro famiglie (alcune stime parlano di 3000 individui, comprese donne e bambini) decisero di andare a vivere in una terra in cui il Socialismo nel quale credevano non fosse solamente un’utopia, ma una realtà. Coerenti con la loro visione del mondo e dell’uomo, pagarono di persona la loro scelta quando Tito si allontanò dalla politica dell’Unione Sovietica ed emarginò tutte le componenti staliniste del paese. Tra costoro anche gli operai di Monfalcone, il cui destino si concluse in taluni casi drammaticamente, nel gulag di Goli Otok, l’isola calva utilizzata come lager per dissidenti politici.

Animerà la serata una voce di eccezione che di quelle vicende è stato appassionato ricercatore, Giacomo Scotti, che per l’occasione giungerà da Fiume-Rijeka, in Croazia. Intellettuale prolifico e di alto profilo europeo, autore di centinaia di libri tradotti in moltissime lingue, in quegli stessi anni fece una scelta simile. La sua fu la decisione di un diciottenne del sud (Saviano, 1928) al quale la guerra aveva straziato gli affetti più cari: un fratello scomparso in mare nella tragica battaglia di Capo Matapan del 28 marzo 1941; il padre morto di crepacuore per la fine del figlio; un secondo fratello preso in fuga dai tedeschi e da essi ammazzato sul finire di settembre del Quarantatre. Indossata l’uniforme degli alleati li seguì lungo tutto lo Stivale per fermarsi nei dintorni di Trieste. Nell'estate del Quarantasette varcò la incerta linea di demarcazione sul Carso di Monfalcone-Doberdò per correre incontro a un'avventura tutta giovanile ed al miraggio di una vita migliore in Jugoslavia. Fu invece una vita dura che lo ha temprato, senza togliergli l'innato "vizio" della libertà, anche e soprattutto quella intellettuale, che contraddistingue i suoi scritti e il profilo civile e dignitoso della sua vita.

La sua testimonianza sarà inquadrata storicamente dal prof. Fulvio Salimbeni, docente di storia moderna e contemporanea all’Università di Udine. Nel corso della serata, che sarà introdotta e coordinata da Angelo Floramo, consulente scientifico di In File, Giuliana Venturoso dell'associazione culturale Colonos guiderà all'ascolto di alcuni brani tratti da “Il sogno di una cosa” di P.P.Pasolini, tradotti nel friulano di Casarsa da Ovidio Colussi per la regia di Federico Rossi (Onde Furlane 1987).

L'ingresso è aperto ai soci. La quota associativa per il 2010 è di 15 Euro e ci si può iscrivere prima dell'inizio della serata.

 


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