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Un ricordo vivo e fecondo PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio Stampa Prov. Pordenone   
Mercoledì 27 Gennaio 2010 16:57

Il Giorno della Memoria non va interpretato come un semplice rituale, ma deve al contrario diventare ricordo vivo e fecondo per le giovani generazioni. Questo il messaggio principale emerso durante le celebrazioni organizzate dalla Provincia per ricordare la Shoa e l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz il 27 gennaio del '45. La giornata, che ha avuto il suo clou con la consegna delle medaglie in onore di 31 ex deportati della provincia, si è aperta alle 9.00 nel cortile della Provincia, dove è stata depositata una corona di fiori alla targa del Giorno della Memoria. Cittadini, autorità ed ex deportati con i loro labari hanno poi attraversato in corteo corso Garibaldi verso il Monumento al Deportato (nei giardini di Piazza Maestri del Lavoro di fronte al Centro studi).

 

Qui il primo a prendere la parola è stato il presidente della Provincia Alessandro Ciriani: “Sarebbe un grave errore cristallizzare la memoria confinandola nei libri di testo o nei musei; deve invece diventare momento vivo e spunto di riflessione quotidiana per comprendere che la dignità dell'uomo è il limite invalicabile da non superare mai” - ha concluso.

Sono nata e cresciuta in Israele -ha sottolineato Anat Hila Levi, presidente provinciale Associazione Italia-Israele- e posso testimoniare il dramma dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Costoro hanno sofferto tre volte: prima hanno subito la follia nazista, poi si sono trovati senza casa, famiglia e patria e infine hanno trovato nello Stato di Israele una patria senza pace, ancora oggi minacciata: penso all'Iran di Ahmanidejad che nega la Shoa, arma i terroristi e punta i suoi missili su Israele. Ecco perche -ha concluso- oggi non possiamo solo piangere i morti dimenticando il dramma dei vivi”.

E' intervenuto per un breve ma significativo saluto anche un rappresentante dell' Associazione nazionale ex deportati politici. “La mia esperienza e testimonianza – ha affermato- la rivolgo soprattutto ai giovani, forse perchè sono stato strappato da casa e dagli affetti quando ero solo un ragazzo”. La cerimonia si è poi spostata nella sala consiliare della Provincia per la toccante consegna delle medaglie. A porgerle agli ex deportati o ai loro cari c'erano il prefetto Pierfrancesco Galante, il sindaco Bolzonello e il presidente provinciale Alessandro Ciriani.

 


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